A chi è rivolto questo post?
A quelle persone ( e sono molte più di quelle che tu immagini) che si sentono bloccate in un rapporto conflittuale o distante e che temono il giudizio di un terapeuta
A chi sente il bisogno di validare la propria sofferenza, spiegarsi la crisi in chiave Rogersiana e avvicinarsi al contatto terapeutico come spazio sicuro

Quando la terra trema sotto i piedi
Quando una relazione entra in crisi, ci si sente spesso smarriti, arrabbiati o profondamente soli, anche se si dorme nello stesso letto. I litigi diventano ripetitivi, oppure cala un silenzio pesante che consuma la relazione e l’intimità
In questi momenti, la tendenza naturale è quella di cercare un colpevole: “Se solo lui/lei cambiasse…“ oppure “È tutta colpa mia che non sono abbastanza”.
Ma se vi dicessi che la crisi, per quanto dolorosa, non è la fine di tutto, bensì un segnale d’allarme che vi sta chiedendo di ascoltare qualcosa che avete ignorato troppo a lungo?
La trappola del “Giudice” e il bisogno di essere ascoltati
Molte coppie rimandano l’appuntamento con un terapeuta perché temono di trovare un arbitro. Hanno paura di sedersi su una poltrona e sentirsi dire chi ha torto, chi ha ragione o ricevere una lista di “compiti a casa” meccanici da eseguire
Nel mio modo di lavorare, orientato alla Terapia Centrata sulla Persona, non esistono colpevoli o dinamiche da correggere dall’alto. Esistono due persone, ognuna con la propria storia, i propri vissuti e le proprie ferite, che in questo momento non riescono più a comunicare
Il mio obiettivo non è decidere chi ha ragione, ma creare uno spazio sicuro e privo di giudizio dove entrambi possiate finalmente rimettere al centro voi stessi

Perché la coppia va in crisi? Il legame profondo con il singolo
Nella mia esperienza come terapeuta della coppia e sessuologo, ho capito che una relazione sana non può prescindere dalla conoscenza e dal rispetto dei bisogni del singolo.
Spesso la crisi esplode perché uno dei due partner (o entrambi) ha smesso di essere autentico. Ci si adatta, si mandano giù piccoli rospi, si rinuncia a pezzi di sé per paura di ferire l’altro o di essere abbandonati o per servire lo stramaledetto “quieto vivere”
Abituarsi al malessere non significa affatto stare bene
A lungo andare, questa mancanza di congruenza crea un muro. Il sintomo della crisi – che si tratti di continui litigi, di un calo del desiderio sessuale o di un distacco emotivo – è il modo in cui il vostro corpo e la vostra mente vi stanno dicendo: “Non riesco più a stare in questa maschera”
Per guarire la coppia, dobbiamo prima capire:
- Quali bisogni personali sono rimasti inascoltati?
- Cosa si nasconde dietro quella rabbia o quel silenzio?
- Come influenzano le insicurezze personali la vita a due e l’intimità?
Il primo passo: Ritrovare se stessi per ritrovare l’altro

Risolvere una crisi non significa “sopportare di più” o trovare un compromesso al ribasso che scontenti entrambi
Significa iniziare un viaggio di esplorazione, sia personale che condiviso
Solo quando ognuno si sente libero di esprimere la propria verità senza il timore di essere giudicato o rifiutato, la comunicazione può tornare a fluire
E, insieme a essa, anche l’intesa emotiva e sessuale
Se la vostra coppia sta attraversando un momento di buio, ricordate che non dovete risolverlo da soli e, soprattutto, non sarete giudicati per quello che state provando
Il Guido
Se vuoi puoi lasciare un commento anonimo per raccontare la sua esperienza
Oppure potrai prenotare una breve chiamata conoscitiva gratuita, scrivendomi a:
ilguido@lacoppiachenonscoppia.it
oppure a:
info@consulenzaguidozanchin.it
Prima di salutarti voglio lasciarti in regalo un piccolo esercizio di riflessione individuale prima, eventualmente, di scrivermi o chiamarmi.
Questo esercizio non è un “compito a casa” da giudicare, ma un invito caloroso a guardarsi dentro con gentilezza, in linea con l’approccio Rogersiano. Ti spingerà a connetterti con i tuoi bisogni prima di fare il passo di contattarmi.
Piccolo esercizio di riflessione da fare a casa (prima di scrivermi)
Se senti che la tua relazione è bloccata e stai pensando di chiedere aiuto, ti invito a fare un piccolo passo individuale. Prenditi dieci minuti di tranquillità, spegni il telefono e prova a rispondere sinceramente a queste tre domande su un foglio di carta. Potete farlo anche tutt’e due, naturalmente senza che l’altro conosca le vostre risposte
Cosa sto trattenendo dentro di me?
Pensa all’ultimo litigio o all’ultimo silenzio pesante con il tuo partner. Quale emozione o bisogno profondo non sei riuscito a esprimere per paura di non essere capito o giudicato?
Di cosa ho davvero bisogno io, come persona, in questo momento?
Prova a togliere per un attimo il focus dal partner (“Vorrei che lui/lei facesse…”) e spostalo su di te. Di cosa hai bisogno per sentirti di nuovo sereno e autentico? (Es. Spazio per me, ascolto, vicinanza corporea, assenza di pressioni)
Quale paura mi blocca di più?
Cosa ti spaventa maggiormente se provassi a mostrare all’altro: le tue reali fragilità i tuoi desideri più intimi?
🌱 Il passo successivo, insieme
Questo esercizio serve a darti una prima fotografia di ciò che si muove dentro di te. Quando deciderai di scrivermi o di prenotare un primo incontro, sappi che non dovrai avere le idee chiare.
Il mio studio (sia di persona che online) è uno spazio protetto, dove potremo ripartire proprio da queste risposte, con i tuoi tempi e senza alcuna fretta. La terapia non serve a capire chi ha torto, ma a permetterti finalmente di respirare e di essere te stesso, per poi capire come stare bene insieme all’altro


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