Partiamo dal concepire la sofferenza come una realtà, non come una teoria o come una percezione ma come concetto trasmissibile a tutti, si spera, in un futuro prossimo, in modo semplice e senza troppe complicazioni.
Il corpo di dolore è presente in tutti noi, in alcune persone è più operoso e dinamico, in altre meno.
Mi piace questo termine perché rende bene l’idea: è un vero e proprio corpo e come tale va nutrito.

Indovinate un po’ di cosa si nutre? Bravi!!! Come avete fatto ad indovinare???
Si nutre di dolore, in alcune persone voracemente e quasi di continuo, in altre sembra quasi inesistente, sonnecchiante, ma quando mangia s’abbuffa senza limiti!
Nessuno la vuole la sofferenza, né per sé né per gli altri, nessuno vuole nemmeno vederla ma….ci avete fatto caso? In televisione un programma vede l’audience salire quando c’è sofferenza!
Un meccanismo semplicissimo ma estremamente potente. Naturalmente non è valido per tutti e comunque non allo stesso modo ma è chiaro che molti di noi cercheranno quel tipo di dolore o di sofferenza che fino a quel momento non abbiamo portato a consapevolezza, avvicinandoci a quei tipi di persone che ci daranno esattamente “quel” tipo di dolore o sofferenza di cui abbiamo bisogno.
Pur non amando persone che trattano male troveremo partner che ci trattano male, superiori che non ci valorizzano e che ci trattano come pezze… La domanda è: perché un altro dice che è meglio lasciar perdere e invece tu rimani lì? Anni ed anni a rimanerci male….Magari cominci a raccontartela e trovi tutte le giustificazioni per queste persone.

Avete mai visto i bambini che bisticciano? Dopo poco tornano a giocare insieme. Nemmeno si ricordano più. La vita riprende da dov’era rimasta
Quella è la “normalità”.
Noi siamo così, nasciamo così, siamo quelli lì!! Conosco persone che non si parlano da anni per un “episodio”, per una frase. Non si parlano tra fratelli. Non parlo con mia madre da 5 anni….Pazzesco!
Significa che devi impegnare un sacco di energie per difendere e garantire quella tua emozione (rabbia) nei confronti di quella persona…per anni!
Rivedere quel “film” ti da modo di alimentare, nutrire quel “corpo di dolore” che e’ costituito da tutta quella sofferenza accumulata e mai portata a consapevolezza e senza la quale non potrebbe sopravvivere.
Vi è mai capitato, quando tutto va bene, di sentire quella vocina che vi dice: “Eh adesso qualcosa succede, perché va tutto troppo bene”?

Sapete benissimo che non deve succedere proprio niente, ma il corpo di dolore deve agganciare la sofferenza per mantenersi vivo.
Ma…allora abbiamo più paura di riuscire che di fallire? Abbiamo più paura di essere felici che di soffrire?
Al dolore ci esercitiamo, fino a convincerci, spesso, che quella è la nostra condizione naturale, creandoci da soli perfino le condizioni perché questo accada.
Naturalmente noi non nasciamo così, riusciamo magistralmente a diventarlo dopo, “da grandi” ed è per questo che ha grande importanza un percorso di crescita, che non vuol dire che siete rimasti piccoli….magari!!!
Vuol proprio significare “capirsi” portare a consapevolezza tutto ciò che negli anni si è cristallizzato portandoci fuori da noi, da ciò che ha spesso costituito un rifugio, rivelandosi poi una vera e propria prigione.
Il Guido
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