A chi è rivolto questo post?
A persone, single o in coppia, che vivono un blocco sessuale (ansia da prestazione, calo del desiderio, difficoltà a lasciarsi andare) e provano vergogna o senso di colpa.
Quando il sesso diventa un esame
C’è un ospite invisibile che si intrufola molto spesso nelle camere da letto: il timore del giudizio. Che si tratti di un’ansia legata alla performance, della paura di non essere “abbastanza all’altezza”, o di un calo del desiderio che fa sentire in colpa, il risultato è lo stesso. La mente si stacca dal corpo, si trasforma in un osservatore critico e inizia a fare domande: “Andrà bene?”, “Cosa penserà di me?”, “Perché non provo quello che dovrei provare?”
Quando il sesso si trasforma in un esame da superare, il piacere scompare. Restano solo la frustrazione, l’ansia e, spesso, la tentazione di evitare del tutto l’intimità

Oltre la meccanica: il sintomo sessuale come messaggio
Nel mio lavoro di sessuologo e terapeuta Rogersiano, non considero mai le difficoltà sessuali (come l’ansia da prestazione, l’eiaculazione precoce, il vaginismo o l’assenza di orgasmo) come semplici problemi meccanici o biologici. Escluse le cause mediche, il corpo parla per noi quando noi non riusciamo a farlo
Il blocco sessuale è quasi sempre un messaggio protettivo. È il modo in cui la nostra parte più profonda ci dice: “In questo momento non mi sento abbastanza al sicuro per lasciarmi andare”. Spesso, sotto le lenzuola, portiamo le nostre insicurezze quotidiane: la paura di essere rifiutati, il bisogno continuo di approvazione o la difficoltà ad accettare il nostro corpo così com’è
L’importanza di ritrovare la propria autenticità sessuale
Per sbloccare l’intimità, la strada non è sforzarsi di più o seguire manuali di istruzioni. La via rogersiana passa per l’accettazione incondizionata di sé. Significa darsi il permesso di sentire ciò che si sente, senza l’obbligo di dover dimostrare qualcosa a tutti i costi

Quando impariamo ad ascoltare il nostro corpo senza giudicarlo o punirlo con i sensi di colpa, l’ansia inizia a sgonfiarsi. Solo partendo da ciò che siamo davvero in quel momento – con tutte le nostre fragilità – possiamo ritrovare un piacere autentico e spontaneo
Un piccolo regalo per chiudere questo post che spero sia stato utile per molte persone:
Esercizio di riflessione individuale (da fare a casa)
Cosa prova il mio corpo quando penso all’intimità?
Prova a descrivere la sensazione fisica immediata. È tensione al petto? Chiusura allo stomaco? Desiderio di scappare? Accogli questa sensazione senza cercare di cambiarla.
Chi sto cercando di accontentare a letto?
Fai sesso (o vorresti farlo) per un tuo reale desiderio spontaneo o per rispondere alle aspettative del partner, della società o a un’idea di “normalità” che hai in mente?
Cosa succederebbe se mi mostrassi esattamente come sono?
Qual è la paura più grande legata all’idea di dire al partner: “Oggi ho ansia”, oppure “Oggi non mi va, ho solo bisogno di un abbraccio”?
Accoglierti per poterti sbloccare
Fare spazio a queste risposte è il primo passo per togliere potere alla vergogna. Nella mia stanza di terapia non troverai un esperto pronto a darti voti o a valutare le tue performance. Troverai un ascolto empatico e uno spazio protetto, dove potrai esplorare i tuoi blocchi con i tuoi tempi, per ritrovare una sessualità che non sia un dovere, ma una libera espressione di chi sei.



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