“Non riusciamo più a parlare senza litigare: il ciclo Attacco-Muro”

“Non riusciamo più a parlare senza litigare”

È una delle frasi che sento più spesso quando una coppia arriva in terapia

E quasi sempre, dietro quella frase, c’è una storia che si ripete

Si discute per la casa
Per i figli
Per chi fa di più
Per chi è più stanco
Per il telefono

Per il tempo passato insieme o, al contrario, per il poco tempo che resta alla coppia

litigare o parlare?
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Cambiano gli argomenti, ma il finale è sorprendentemente simile

Uno dei due attacca: protesta, accusa, alza la voce, insiste, chiede spiegazioni

L’altro si chiude: tace, si allontana, evita, rimanda, smette di rispondere

E più uno attacca, più l’altro si barrica

Più l’altro si barrica, più il primo si sente ignorato e aumenta l’attacco

È quello che chiamo il ciclo dell’Attacco e del Muro

E spesso è proprio questo il vero problema della coppia

Non la casa

Non i piatti

Non i figli

Non chi ha dimenticato per l’ennesima volta di fare quella cosa

Il problema è ciò che accade tra voi quando cercate di affrontare quelle cose

Il problema è ciò che accade tra voi quando cercate di affrontare quelle cose

Una coppia può litigare per anni sulla stessa questione senza che quella questione sia realmente il cuore del problema

“Sei sempre tu che devi ricordarmi tutto.”

“Perché se non te lo dico io, non fai niente.”

“Non è vero, faccio un sacco di cose che non vedi.”

“Certo. Come no.”

“E allora fai tutto tu.”

“È esattamente quello che sto facendo!”

E da lì la conversazione può degenerare rapidamente

percheè litigare e non parlare?
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Ma proviamo a fermare la scena per un momento:

Che cosa stanno davvero cercando di dirsi?

Forse lei non sta semplicemente dicendo:

“Devi fare più faccende domestiche.”

Forse sta dicendo:

“Ho bisogno di sentire che non sono sola a portare il peso della nostra vita.”

E forse lui non sta semplicemente dicendo:

“Lasciami in pace.”

Forse sta dicendo:

“Quando mi parli così, mi sento incapace, sbagliato e sotto attacco. Non so più come fare per non peggiorare le cose.”

Il problema è che nessuno dei due riesce più ad ascoltare il significato profondo di ciò che l’altro sta cercando di comunicare

Ascolta soltanto la forma

L’accusa

Il silenzio

Il tono

La difesa

La distanza

E così la coppia finisce per combattere una guerra in cui entrambi, paradossalmente, stanno cercando la stessa cosa:

sentirsi importanti per l’altro

Il “Muro”: quando il silenzio diventa una difesa

Il partner che si chiude viene spesso descritto come quello che “non comunica”

A volte è certamente così

Ma dal punto di vista terapeutico è importante andare un po’ più in profondità

Per alcune persone il silenzio non nasce dalla mancanza di interesse

Nasce dall’eccesso di attivazione emotiva

Quando il confronto diventa troppo intenso, il corpo e la mente entrano in una modalità di protezione

E allora arrivano il silenzio, il distacco, l’evitamento

Non perché quella persona non abbia nulla da dire

Ma perché, in quel momento, non riesce più a dirlo senza sentirsi travolta

Il problema è che questo muro, anche quando nasce come difesa, viene vissuto dall’altro come un abbandono

“Non gli importa.”

“Non mi ascolta.”

“Per lui non conto niente.”

E questa sensazione può diventare benzina sull’incendio

L' attacco e l'ascolto
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L’“Attacco”: quando protestare è un modo disperato per essere ascoltati

Dall’altra parte troviamo spesso il partner che insiste

Chiede.

Rimprovera

Ripete

Cerca una risposta

Vuole chiarire subito

Vuole risolvere

E più non riceve risposta, più aumenta l’intensità

Da fuori può sembrare semplicemente aggressivo

Ma anche qui il terapeuta cerca di ascoltare ciò che c’è sotto

Perché dietro molti comportamenti di attacco c’è una protesta relazionale:

“Guardami.”

“Ascoltami.”

“Dimmi che per te conto ancora.”

“Fammi sentire che siamo una squadra.”

“Non lasciarmi solo/a con questo problema.”

Il paradosso è che proprio il modo scelto per ottenere vicinanza finisce per produrre distanza

La persona attacca perché ha paura di essere ignorata

L’altra si chiude perché si sente attaccata

Il suo silenzio viene interpretato come disinteresse

Questo aumenta l’attacco

L’attacco aumenta il muro

E il muro aumenta l’attacco

È un circuito

Ecco il vero “nemico” della coppia

Quando lavoro con una coppia, una delle prime cose che cerco di fare è spostare il fuoco

Non voglio che uno dei due vinca la discussione

E non voglio nemmeno stabilire chi ha cominciato

Perché una coppia può trascorrere mesi o anni cercando di rispondere alla domanda:

“Chi ha torto?”

mentre la domanda terapeuticamente più utile è:

“Che cosa succede tra noi quando ci sentiamo feriti, non ascoltati o non riconosciuti?”

Questo cambio di prospettiva può essere enorme

Perché improvvisamente il nemico non è più il partner

Il nemico diventa il ciclo che la coppia ha imparato a ripetere

Attacco

Muro

Attacco

Muro

Fino a quando entrambi finiscono per convincersi che il problema sia l’altro

Non state litigando solo per i piatti

l'altro è il problema?
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Immaginiamo una coppia con figli piccoli

Lei arriva alla sera esausta.

Ha lavorato, seguito i bambini, organizzato la cena e sistemato la casa.

Lui rientra stanco dal lavoro.

Lei vede che lui si siede sul divano.

E dice:

“Naturalmente adesso ti siedi. Io invece non mi sono fermata un secondo.”

Lui capisce:

“Non fai mai abbastanza.”

E risponde:

“Ma secondo te io cosa faccio tutto il giorno?”

Lei sente:

“Non riconosce minimamente quello che faccio.”

E insiste.

Lui si chiude.

Lei alza ancora di più il tono.

Lui smette di rispondere.

Lei esplode:

“Vedi? È sempre così. Non ti importa niente.”

A quel punto nessuno dei due sta più parlando dei piatti.

Stanno parlando, senza riuscire a dirlo, di:

“Mi vedi?”

“Ti importa di me?”

“Posso contare su di te?”

“Siamo ancora una squadra?”

E questo è il punto sul quale, nel lavoro terapeutico, diventa possibile intervenire

Un primo passo per tornare a parlare

Se vi riconoscete in questo circolo, forse il primo passo non è cercare immediatamente di “risolvere” la conflittualità

Potrebbe essere, più semplicemente, riuscire a parlarne

Per questo ho preparato una breve guida gratuita con 3 esercizi pratici di comunicazione pensati per aiutare la coppia a ritrovare uno spazio di dialogo

Se vuoi riceverla, puoi contattarmi direttamente

Il mio focus terapeutico: interrompere il ciclo

Quando una coppia arriva in terapia, è comprensibile che ciascuno porti la propria versione dei fatti

“È lui che comincia.”

“No, è lei.”

“Se solo cambiasse…”

“Se solo mi ascoltasse…”

“Se solo smettesse di…”

È umano

Ma se la terapia si trasformasse semplicemente in un tribunale, la coppia rimarrebbe intrappolata nello stesso meccanismo

Per questo il mio focus terapeutico è diverso.

Non cerco il colpevole. Cerco il ciclo.

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Cerco di aiutare la coppia a riconoscere quel momento preciso in cui qualcosa si rompe

Quando uno si sente attaccato

Quando l’altro si sente ignorato

Quando la paura diventa rabbia

Quando la rabbia diventa silenzio

Quando il silenzio viene interpretato come disamore

E allora possiamo iniziare a fermare il meccanismo

Non:

“Tu devi cambiare.”

Ma:

“Che cosa possiamo cambiare insieme nel modo in cui stiamo entrando in questo conflitto?”


La terapia non insegna a non litigare

Questo è forse uno dei più grandi equivoci sulla terapia di coppia

Una coppia sana non è una coppia che non litiga

È una coppia che può attraversare un conflitto senza trasformarlo in una minaccia alla relazione

Perché due persone possono avere opinioni diverse

Possono essere stanche

Possono arrabbiarsi

Possono deludersi

Possono persino ferirsi

La domanda è:

Riescono poi a ritrovarsi?

Riescono a dire:

“Adesso sono arrabbiato, ma non voglio perderti.”

“Quello che mi hai detto mi ha ferito, ma voglio capire.”

“Ho bisogno di fermarmi, ma tornerò a parlarne.”

“Non sono d’accordo con te, ma non sei il mio nemico.”

Queste frasi possono sembrare semplici

Ma per una coppia intrappolata nel ciclo Attacco-Muro possono rappresentare una vera rivoluzione

Il passaggio fondamentale: da “tu contro di me” ma “noi contro il problema”

Finché il partner viene percepito come il problema, ogni conflitto diventa una battaglia

“Come facciamo, insieme, a non ricadere sempre nello stesso copione?”

Una domanda da portare a casa

La prossima volta che state per iniziare la vostra solita discussione, provate a fermarvi

Prima di chiedervi:

“Chi ha ragione?”

chiedetevi:

“Che cosa sto cercando veramente di ottenere da te in questo momento?”

Forse semplicemente la conferma che, nonostante tutto, siete ancora una squadra

E forse questa è la parte più sorprendente:

A volte dietro una coppia che litiga continuamente non ci sono due persone che non si amano più

Ci sono due persone che si amano, ma che hanno imparato a cercarsi nel modo sbagliato

E così, nel tentativo disperato di ritrovarsi, finiscono per perdersi.

Quando chiedere aiuto può diventare un atto d’amore

Non è necessario aspettare che la coppia sia arrivata al limite

La terapia di coppia non è soltanto per chi sta pensando di separarsi

Può essere uno spazio in cui fermarsi prima che il rancore diventi troppo grande, prima che il silenzio diventi la normalità, prima che ogni conversazione diventi una battaglia

Chiedere aiuto non significa ammettere di aver fallito

Significa riconoscere che, a volte, da soli continuiamo a ripetere lo stesso copione proprio perché siamo troppo coinvolti per riuscire a vederlo da fuori

In terapia possiamo provare a fare proprio questo:

fermare il ciclo,

dare un nome a ciò che accade,

ascoltare ciò che c’è sotto la rabbia,

dare voce ai bisogni che spesso rimangono nascosti,

e costruire un modo nuovo di incontrarsi.

Perché forse la domanda non è:

“Come facciamo a smettere di litigare?”

Forse la domanda più importante è:

“Come possiamo tornare a sentirci dalla stessa parte?”

E a volte, da questa domanda, può ricominciare una coppia

Quando chiedere aiuto diventa un modo per tornare a parlarsi

Se la conflittualità, il silenzio o la distanza stanno iniziando a occupare troppo spazio nella vostra relazione, chiedere aiuto non significa aver fallito

Può significare, semplicemente, smettere di affrontare tutto da soli

Per questo ho scelto di offrire un primo colloquio conoscitivo gratuito di 15 minuti, telefonico oppure online su Zoom

Richiedi qui un primo colloquio gratuito di 15 minuti

Non è una seduta di terapia

È uno spazio protetto e senza giudizio nel quale puoi raccontarmi, con i tuoi tempi, cosa stai vivendo e possiamo capire insieme se e come posso aiutarti

Puoi contattarmi sia se sei tu a vivere questa o altre difficoltà , sia se sei il partner e non sai più come interpretare quello che sta succedendo tra voi

Nel mio approccio, di ispirazione Rogersiana, il percorso parte dall’ascolto della persona e della sua esperienza

È riuscire finalmente a dire:

“Questa cosa mi fa stare male e vorrei poterne parlare.”

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