Dipendere dai giudizi esterni è il modo principe e sicuro per avere e costruire relazioni sofferenti, perché le persone, volenti o nolenti, giudicano

E’ indiscutibile che io, col mio giudizio e con le mie parole, posso generare in un’altra persona un’emozione positiva oppure generarne una negativa
Il problema è che pure l’altra persona può generare in me un’emozione positiva o una negativa
Visto così possiamo pensare che gli altri gestiscono, o possono gestire, le mie emozioni. E viceversa.
Finchè questi generano in me emozioni positive, tutto sommato, chissenefrega! Va bene così!
Disgraziatamente possono generarne anche di negative. Non c’è niente da fare! Gli altri hanno una presa sulle mie emozioni

Cosa posso fare?
Frequento solo persone che mi creano emozioni positive… Risolto il problema! Dici di no?
E hai ragione, se il capufficio mi mette a lavorare con uno antipatico che magari ce l’ha con me, che faccio? Torno a casa tutte le sere strisciando? Oppure lo gonfio di botte come una zampogna? Mi licenzio perché non ne posso più? Non è così solo per me, è un fenomeno diffusissimo, direi che riguarda il 99% delle persone. Le persone soffrono in conseguenza di ciò che altri dicono o fanno
Finchè dipendo dal giudizio degli altri sarò vulnerabile, per gli altri sarà semplice colpirmi e mettermi KO

Ora dovrei parlarvi del “filtro percettivo” e delle nostre convinzioni che sono il fulcro che può permettere alla leva del giudizio di provocarmi emozioni negative e di “stendermi”, ma queste sono lunghe e complesse e lo faccio di solito nei miei corsi attraverso esercizi esperienziali; qui si rischia di rovesciare fiumi di parole e non centrare l’obbiettivo
Sappiate che è qualcosa comunque di molto importante e che dipende unicamente da noi
Per cominciare a non essere dipendenti, o sensibili o vulnerabili, dal giudizio esterno bisogna necessariamente imparare a sospendere, noi per primi, il nostro giudizio.
https://lacoppiachenonscoppia.it/siamo-davvero-noi-stessi/
Non giudichiamo più, non ce n’è bisogno. Se noi giudichiamo riprende il ping-pong Da questo momento in poi finisce il nostro giudizio, non senza fatica, ma finisce qui

“L’altro fa così perché la vede così, non sempre, ma in questo momento la vede così e se la vede così avrà le sue ragioni, avrà le sue necessità. Nulla da eccepire”
Io non posso far altro che dar ascolto alla mia parte triste e depressa o all’altra narcisista e quindi arrabbiata Queste due parti non sono in grado di rispondere alla sfida del giudizio, possono solo reagire meccanicamente.
Io invece posso essere in grado di farlo se il mio Io non è aggrappato alla mia immagine di sé Il giudizio non tocca me o la mia anima, ma l’ immagine che mi sono costruito, il mio Io e la mia anima non sono attaccati all’immagine ma alla realtà e quindi non vengono minimamente sfiorati dal giudizio

Capisco che l’argomento non si presta ad un post, ma ho voluto accettare la sfida e provarci lo stesso, dato che questo è un argomento di enorme rilevanza ed è una delle maggiori paure dell’essere umano.
Ho cercato di semplificare e se non sono riuscito mi dispiace
L’importante è, come sempre, cercare di essere in qualche modo d’aiuto anche spiegando dinamiche così complesse.
Il Guido
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